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Di seguito l’estratto del discorso di Calamandrei sulla Costituzione che leggeremo dal vivo in introduzione del nostro seminario sulla Costituzione . In video la versione completa. Vi aspettiamo, martedì, dalle 17:30 in poi, Piazza Mazzaresi (Pz.Balduina), centro anziani Balduina (sotto il mercato)

… Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La

costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni

giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di

mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla

costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in

questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani.

”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo

discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, d

quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di

questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran

burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito

domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il

bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe,

Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ” Che

me ne importa, non è mica mio!”. Questo è l’indifferentisno alla politica.

E’ così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che

interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere,

da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è

come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di

asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi,

giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in

quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo

dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio

contributo alla vita politica.

La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario

non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della

sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. E’ la carta della propria

libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo.

Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo che da

venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo

un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi. Ricordo- io ero a Firenze,

lo stesso è capitato qui- queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta

perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare

la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di

noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle

nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere,

sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa

è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in

più, che siamo parte di un tutto …

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